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Utilizzo del latte d'asina nel trattamento delle poli-allergie alimentari: esperienze personali.

Dott. Giuseppe Iacono (Direttore dell'unità operativa di gastroenterologia pediatrica Ospedale G. Di Cristina - PA)

Attualmente sino al 7% dei lattanti (1;2) soffre della cosiddetta intolleranza alle proteine del latte vaccino (IPLV) che pertanto rappresenta la più frequente forma di intolleranza alimentare su base immunologia dell'età pediatrica (3; 4). Una delle peculiarità di tale affezione è quella della (forse in realtà apparente) capacità di raggiungere la tolleranza all'alimento entro l'anno di vita; infatti, in una discreta porzione dei soggetti affetti (1/3) questa condizione rimane attiva anche dopo i 3-4 anni; in questi soggetti l'IPLV, oltre a rappresentare una noxa patogena importante e persistente, rappresenta nel 10% dei casi l'esordio di uno stato di poli-intolleranza alimentare (PA) che ulteriori problematiche di salute porrà negli anni a venire (5; 6).

IPLV e PA si presentano frequentemente con rigurgito, vomito, diarrea, dermatite, stitichezza, ritardo di crescita, rifiuto dell'alimento, distrofia, asma, shock, etc. Nella stragrande maggioranza dei casi sono riscontrabili lesioni istopatologiche della mucosa intestinale molto simili a quelle tipiche della malattia celiaca (atrofia dei villi intestinali di vario grado) che rappresentano il contraltare anatomopatologico dello stato di malassorbimento che caratterizza alcuni quadri (7; 8). L'intensità ed il numero dei sintomi è incostante e variabile nel tempo non soltanto da soggetto a soggetto ma anche nel singolo paziente. Il termine di "patomorfosi" descrive appunto la variabilità sintomatologica nel tempo relativa al singolo soggetto: ad esempio, al vomito delle fasi iniziali può far luogo la stipsi o il broncospasmo nei mesi successivi. A causa di ciò, sono pertanto giustificate le difficoltà diagnostiche sia all'esordio che nel follow-up, e pertanto, la condizione di IPLV dovrà essere sospettata (e pertanto ricercata) in presenza di uno o più sintomi di quelli sopra elencati.

La dieta che escluda gli alimenti allergizzanti e sostituzione con altri ipoallergenici rappresenta, allo stato attuale delle cose, il trattamento razionale delle allergie alimentari. In atto, i sostituti del latte vaccino più frequentemente utilizzati sono le formule a base di soia, di idrolisati proteici, e la cosiddetta "dieta di Rezza" (9; 10), etc. Bisogna precisare che il trattamento non sempre ottiene i risultati sperati per una serie di "effetti collaterali" che questo comporta: quasi consueta la scarsa compliance per il gusto poco gradito, i costi gestionali elevati, il pericolo persistente di manifestazioni allergiche subentranti e gravi verso alimenti ritenuti apparentemente "sicuri" (5; 11).

Latte

In questi casi il problema IPLV diventa di difficile soluzione al punto che si è reso necessario cercare trattamenti alternativi. Grazie ai "superallergici" si è tentato, con discreto successo, l'utilizzo del latte d'asina a scopo terapeutico. In questo contesto, bisogna precisare che le informazioni circa potenzialità e sicurezza del latte d'asina sono arrivate dalla tradizione popolare della mia regione (Sicilia); in particolare, quando le asine erano presenti in gran numero nel territorio, non era impossibile trovare lattanti con coesistente intolleranza a plurimi alimenti (poliallergia) o con diarrea protratta secondaria a IPLV autonomamente alimentati con latte d'asina.

Sulle basi di queste informazioni, applicando le dovute cautele, alcuni casi particolarmente gravi di IPLV refrattari ai trattamenti canonici (superallergici), sono stati trattati con latte d'asina. La realizzazione di questo programma è stato ostacolato da: difficoltà a reperire l'alimento, garantirne la continuità di erogazione, riluttanza all'uso da parte dei genitori, eventuale rifiuto da parte del bambino per scarsa palatabilità, rischio medico legale legato alla somministrazione di dieto-terapia non convenzionale, potenziale rischio infettivo legato alla dubbia igiene dell'alimento proveniente da animali non controllati per l'alimentazione umana.

Superati questi ostacoli, i primi tentativi, sebbene empirici, sono stati coronati dal successo; l'alimento veniva gradevolmente assunto dal bambino, i percentili di crescita riprendevano l'andamento ottimale ed i sintomi scomparivano. Anche dopo mesi di trattamento non si verificavano reazioni allergiche. I risultati pubblicati di questa sperimentazione, ed in cui si riporta l'elevata affinità quali-quantitativa tra latte d'asina e latte materno, hanno permesso di dimostrare che il latte d'asina è alimento sicuro nel trattamento delle PA e garantisce curve di crescita del tutto sovrapponibili a quelle che si possono raggiungere con altre formule presenti nel commercio (12).

Il successo dei primi esperimenti ha imposto di andare oltre valutando le caratteristiche cliniche dei pazienti con intolleranza agli idrolisati proteici e gli sviluppi clinici del trattamento con latte d'asina (13) : 21 bambini con intolleranza agli idrolisati proteici sono stati trattati con dieta a base di latte d'asina (LA) e 70 bambini con APLV sono stati trattati con dieta a base di idrolisati di caseina di latte vaccino (HL). Durante il periodo di studio, la comparsa di PA è stata dimostrata nel 100% dei soggetti con intolleranza agli HP (in trattamento dietetico LA) e nel 28.5% dei bambini con IPLV ma tolleranti gli idrolisati. E' interessante notare che alcuni soggetti intolleranti al latte di capra e pecora non mostravano cross-reazioni al LA, dimostrando così la non costante comparsa di cross-reattività tra latti animali di varia origine.

Durante il periodo di studio, 3/21 soggetti a dieta con LA sviluppavano una intolleranza all'alimento (1 caso esibiva vomito, 2 diarrea) ed una più bassa percentuale (52%) di questi soggetti mostrava di avere raggiunto la tolleranza alle proteine del latte vaccino rispetto ai soggetti con APVL (78%); inoltre, l'età media dei soggetti del primo gruppo era maggiore rispetto a quella dei soggetti appartenenti al secondo gruppo. Alla diagnosi una più alta frequenza di soggetti con elevati livelli sierici di IgE ed IgE specifiche per le proteine del latte vaccino furono osservati nei soggetti a dieta con LA. Nessuna differenza fu riscontrata nei due diversi gruppi per quanto riguarda i parametri di crescita sia alla diagnosi che durante il perfido di studio. Pertanto, si dimostrava che i soggetti intolleranti agli HP mostravano una più alta persistenza di APLV e presenza di PA rispetto ai soggetti con APLV (che tolleravano gli HP) ed infine, e che il LA può essere un sicuro e valido trattamento dei più complicati casi di intolleranza alimentare.

In conclusione, il latte d'asina può rappresentare un alleato sicuro ed affidabile nel trattamento delle poliallergie alimentari della prima infanzia.

BIBLIOGRAFIA
1. Verkasalo M, Kuitunen P, Savilahti E, Tiilikainen A. Changing pattern of cow's milk intolerance . Acta Paediatr. Scand. 1981; 70: 289-95.
2. Vitoria JC, Sojo A, Rodriguez Soriano J. Changing pattern of cow's milk intolerance . Acta Paediatr. Scand. 1990; 79: 566-7.
3. European Allergy White paper. The UCB Instutute of Allergy, 1997. ISBN 2-87301-018-5 page 29.
4. Gerrad JW, McKenzie J. Golubot N, Garson JZ, Maningas CS. Cow's milk allergy: prevalence and manifestation in an unselected series of newborn. Acta Pediatr. Scand. 1973; 234
5. Hill DJ, Cameron DJS, Francis DEM, Gonzales-Andaya AM, Hosking CS. Challenge confirmation of late onset reaction to extensively hydrolysed formulas in infants with multiple food protein intolerance. J Allergy Clin. Immunol. 1995; 96: 38694.
6. Carroccio A, Montalto G, Custro N, Notarbartolo A, et al. Evidence of very delayed clinical reactions to cow's milk in cow's milk-intolerant patients. Allergy 2000; 55: 574-9.
7. Murch S, Walker-Smith J, The immunolgy of Coeliac Disease. Annales Nestlè, 1993; 51: 59-65.
8. Walker-Smith JA. Dietary protein intolerance. In: Diseases of the small intestine in childhood. 3rd Edn, Butterworth's, London 1988: 144-184.
9. Ellis MH, Short JA, Heiner DC. Anaphilaxis after ingestion of a recently introduced hydrolysed whey protein formula. J Pediatr, 1991; 118: 74-7.
10. Saylor JD, Bahana SL. Anaphilaxis after íngestion of a recently introduced hydrolysed whey protein formula. J Pediatr, 1991; 118: 71-4.
11. Isolauri E, Sutas Y, Makinen-Kiljunen S, Oja SS, Isosomppi R, Turjanmaa K. Efficacy and safety of hydrolysed cow milk aminoacid derived formulas in infants with cow milk allergy. J. Pediatr. 1995; 127: 550-7.
12. Iacono G, Carroccio A, Cavataio F, Montalto, G et al. Use of Ass' milk in multiple food allergy. J Ped. Gastroenterol. Nutr. 1992; 14: 177.
13. Carroccio A, Cavataio F, Montalto G, et al. Intolerance to hydrolysed cow's milk proteins in infants: clinical characteristic and dietary treatment. Clin. Exp. Allergy 2000; 30: 1597.

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